L’uomo non è un essere compiuto

La nostra idea fondamentale è che l’uomo quale noi lo conosciamo, non è un essere compiuto. La natura lo sviluppa fino ad un certo punto, quindi lo abbandona a se stesso e lascia che egli continui a svilupparsi con i suoi propri sforzi e di sua propria iniziativa, oppure che viva e muoia cosi come è nato, o che degeneri e perda la sua capacità di sviluppo. L’evoluzione dell’uomo nel primo caso, significa lo sviluppo di certe sue qualità e caratteristiche interiori che di solito si fermano allo stato embrionale, e che non possono svilupparsi da sole.

L’esperienza e l’osservazione dimostrano che tale sviluppo è possibile soltanto in condizioni ben definite, che esso richiede sforzi particolari da parte dell’uomo stesso, ed un aiuto sufficiente da parte di coloro che prima di lui abbiano intrapreso un lavoro dello stesso ordine ed abbiano già raggiunto un certo grado di sviluppo, o almeno una certa conoscenza dei metodi.

Dobbiamo partire dall’idea che senza sforzi l’evoluzione è impossibile, senza aiuto essa è altrettanto impossibile.

La verità è che prima di acquisire delle facoltà nuove o dei nuovi poteri, che non conosce e non possiede ancora, un uomo deve acquistare delle facoltà e dei poteri che allo stesso modo non possiede, ma che si attribuisce: cioè pensa di conoscere, di poter usare e controllare. Sulla via dell’evoluzione, intesa come una via basata sullo sforzo e sull’aiuto, l’uomo deve acquisire delle qualità che crede già di possedere, ma sulle quali egli si fa delle illusioni.

L’evoluzione Interiore dell’uomo

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